Passata per il momento la sbornia a 5 stelle, l'Italia nelle mani di Salvini

Il risultato delle elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia, come quello precedente in Molise, nonostante il limitato peso specifico delle due Regioni (per il loro numero di abitanti) ridimensiona fortemente quella che era stata la “vittoria” del M5S alle elezioni politiche del 4 marzo scorso.

La pretesa di Luigi Di Maio di poter fare il premier, in qualità di leader del partito di maggioranza relativa, è per il momento rinviata a data da destinarsi. Il leader M5S ha compiuto, per la sua arroganza, un pieno suicidio politico.

Ma non possono cantare vittoria nemmeno Matteo Salvini e l’intero centrodestra: certo il risultato delle due elezioni regionali ha rafforzato la destra e mostrato un netto trend di crescita. Ma i parlamentari sufficienti per governare non li hanno nemmeno Salvini, Berlusconi e Meloni.

IL SUD DEGLI M5S/ 1. "Non solo rabbia, ma desiderio di riscatto e libertà: ma ora?"

Il Movimento 5 Stelle ha ottenuto in tutte le regioni del Sud percentuali comprese tra il 42 e il 48%. In alcuni collegi uninominali ha abbondantemente superato la maggioranza assoluta. Non è più solo un voto di rabbia, ma è un voto che porta dentro una voglia di libertà e un "no" perentorio a tutta la vecchia politica.

Una classe politica che pretendeva di perpetuarsi, che presumeva di poter ancora trasferire il potere da padre in figlio, certa che il bisogno sarebbe sempre stato il ricatto clientelare utile a mantenere il consenso controllato, viene probabilmente spazzata via in modo definitivo.

ELEZIONI AL SUD/ Il voto clientelare e il flop dei sondaggisti premiano M5s

C'è un sentire diffuso nelle regioni del Sud e in Calabria in particolare: tra opinionisti accreditati, sondaggisti di professione e chiacchiere da bar, in molti si sperimentano nel pronosticare una vittoria di distanza del Movimento 5 Stelle che potrebbe assumere dimensioni molto più ampie di quella maggioranza relativa, ma solo a livello di lista e non di coalizione, di cui attualmente si parla. 

Anche se i pentastellati probabilmente non supereranno, a livello nazionale, il fatidico muro del 40 per cento, la loro affermazione in alcune regioni meridionali potrebbe assumere dimensioni clamorose.

Una riforma per responsabilizzare la politica

Semipresidenzialismo con elezione diretta del premier, funzioni differenziate di Camera e Senato, collegi uninominali, diritto di tribuna: come unire stabilità, governabilità, democrazia e rappresentatività

Fra tre giorni si vota per rinnovare Camera dei Deputati e Senato della Repubblica. Se le previsioni saranno rispettate, l’Italia non avrà una maggioranza stabile e adeguata a governare il Paese. Se invece dovesse uscire una maggioranza numericamente sufficiente occorrerà vedere la sua tenuta interna o la sua capacità di misurarsi da neofiti con una grande responsabilità. Comunque, chiunque sarà chiamato a governare, non potrà rispettare le esorbitanti promesse fatte durante la campagna elettorale.