Una riforma per responsabilizzare la politica

Scritto da Sabatino Savaglio. Postato in Politica

Semipresidenzialismo con elezione diretta del premier, funzioni differenziate di Camera e Senato, collegi uninominali, diritto di tribuna: come unire stabilità, governabilità, democrazia e rappresentatività

Fra tre giorni si vota per rinnovare Camera dei Deputati e Senato della Repubblica. Se le previsioni saranno rispettate, l’Italia non avrà una maggioranza stabile e adeguata a governare il Paese. Se invece dovesse uscire una maggioranza numericamente sufficiente occorrerà vedere la sua tenuta interna o la sua capacità di misurarsi da neofiti con una grande responsabilità. Comunque, chiunque sarà chiamato a governare, non potrà rispettare le esorbitanti promesse fatte durante la campagna elettorale.

Si continuerà a parlare di riforma della legge elettorale, come avviene ormai da almeno 30 anni, e si continueranno a formulare proposte e ad approvare cambi di regole solo e soltanto nella imminenza delle elezioni, con l’esigenza tattica di trarne, per chi governa, piccoli vantaggi teorici in termini di seggi. Anche contravvenendo in modo netto alle convenzioni internazionali, in particolare alla Convenzione di Venezia, che vietano una riforma delle regole elettorali nell’ultimo anno prima delle elezioni.

E’ senz'altro giunto il momento di un appello a tutte le forze politiche, culturali e sociali per dare all’Italia un vero nuovo assetto istituzionale. L’obiettivo di questa proposta è quello di un piccolo pacchetto di regole che potrebbero essere accettate da tutti e che tengano insieme le esigenze di governabilità, di rappresentatività e di efficienza delle istituzioni. E soprattutto che possano essere in grado di essere condivise da tutti per un periodo di tempo lungo, almeno per alcuni decenni.

Da quando sono iniziate le continue riforme elettorali, almeno dal 1993, l’unico sistema che ha dato qualche segnale di durata e di efficienza è stato quello delle elezioni dei sindaci, nei comuni con più di 15.000 abitanti, con l’elezione diretta e con l’eventuale, frequente, turno di ballottaggio. Qualcuno ha pensato, timidamente, di proporlo anche per le elezioni politiche con la formula cosiddetta del “Sindaco d’Italia”. Grandi pregiudizi nei confronti del sistema presidenziale e dell’elezione diretta del premier e/o del Capo dello Stato, unita all'ingombrante presenza del berlusconismo, ne hanno finora impedito la realizzazione.

C’è la possibilità di un modello semipresidenziale che consenta comunque un’adeguata funzione delle assemblee legislative e che non dia l’idea di un rischio pseudo dittatoriale? Riteniamo di sì.

La riforma che andiamo a proporre necessiterebbe di poche, ma basilari, modifiche alla Carta Costituzionale.

 

Elezione diretta del Presidente del Consiglio

Il secondo comma dell’art. 92 della Costituzione potrebbe essere riformato nel modo che segue:

“Il Presidente del Consiglio dei ministri è eletto a suffragio universale dai cittadini aventi diritto al voto, contestualmente all’elezione della Camera dei Deputati. Se nel primo turno di elezioni nessun candidato ottiene la maggioranza assoluta dei votanti si procede, dopo due settimane, ad un secondo turno di ballottaggio cui partecipano i due candidati che hanno ottenuto più voti nel primo turno. E’ eletto il candidato che nel secondo turno ottiene il maggior numero di voti. I ministri sono nominati, su proposta del presidente del consiglio dei ministri eletti, dal Presidente della Repubblica.

In caso di sfiducia della Camera dei Deputati, dimissioni, impedimento permanente o morte del Presidente del Consiglio dei Ministri, si procede a nuove elezioni della Camera dei Deputati e del Presidente del Consiglio dei ministri entro quattro mesi.”

 

Bicameralismo differenziato.

Nella nostra proposta, la funzione legislativa potrà essere  esercitata dalla Camera dei Deputati insieme o alternativamente al Senato della Repubblica. L’approvazione delle leggi di Bilancio e dei trattati internazionali, la conversione in legge dei decreti del Governo ed il voto di fiducia sarebbero di competenza esclusiva della Camera dei Deputati.

Il Senato della Repubblica avrebbe una particolare funzione di iniziativa legislativa: le proposte di legge, nelle materie non di esclusiva competenza della Camera dei Deputati, approvate dal Senato, possono essere modificate o abrogate dalla Camera dei Deputati solo con il voto favorevole di almeno sei decimi dei componenti della Camera dei Deputati. Le proposte di legge approvate dal Senato della Repubblica, in materie non di competenza esclusiva della Camera dei Deputati, se non sono abrogate, modificate o ratificate dalla Camera dei Deputati entro 90 giorni dalla loro approvazione, sono promulgate dal Presidente della Repubblica nel termine di dieci giorni successivi alla scadenza dei predetti 90 giorni.

 

Il Senato della Repubblica che immaginiamo avrebbe la funzione di emanare leggi di grande respiro, di ordinare e migliorare la qualità delle leggi, di approvare Codici e testi unici.

La durata in carica di Camera e Senato dovrebbe essere differenziata, non essendo di competenza del Senato la fiducia al Governo. La durata del Senato dovrebbe essere di un anno in più rispetto alla Camera dei Deputati; ipotizzando una durata in carica di quattro o cinque anni per la Camera, quella del Senato dovrebbe essere rispettivamente di cinque o sei anni.

Composizione di Camera e Senato.

La composizione della Camera dei Deputati dovrebbe essere ridotta a 500 componenti. Quella del Senato a 250 oltre i Senatori a vita compresi gli eletti nella circoscrizione estero.

 

SISTEMI ELETTORALI.

Per il Senato della Repubblica, rafforzando la funzione di elezione su base regionale, ognuna delle attuali 20 regioni eleggerebbe 8 senatori ciascuna, indipendentemente dal numero di abitanti (4+4 per Trento e Bolzano). Gli ulteriori 90 senatori, dedotti quelli della circoscrizione estero, dovrebbero essere eletti in modo proporzionale, senza sbarramento, su collegi regionali. Eventuali modifiche successive alla ripartizione in regioni del territorio nazionale non dovrebbero comunque avere effetto sulla attribuzione degli otto senatori a ciascuna delle regioni attualmente esistenti.

Una riscrittura completa è invece necessaria per il sistema elettorale della Camera dei Deputati.

  1. Collegamento di ciascuna lista con un candidato premier. Il sistema funzionerebbe in modo simile a quello attualmente esistente per i sindaci. La differenza è che non è prevista la possibilità di modificare il collegamento dopo il primo turno in caso di ballottaggio (no apparentamenti successivi, del resto finora poco utilizzati anche per i Comuni).
  2. L’elezione della Camera dei Deputati e del Presidente del Consiglio, avviene con tre diverse schede: Presidente del Consiglio, Candidati collegi uninominali, Liste proporzionali.
  3. La metà dei deputati è eletta sulla base di collegi uninominali a turno unico. I candidati ai collegi uninominali dovrebbero essere prescelti con primarie istituzionali obbligatorie. Le primarie potrebbero non tenersi solo in caso di scioglimento anticipato (di più di sei mesi) della Camera.
  4. L’altra metà dei candidati, dedotto quanto previsto dall’applicazione del premio di maggioranza, sarebbe eletta sulla base di liste elettorali proporzionali, con voto di preferenza e senza sbarramento. La preferenza può essere unica, o doppia se espressa a candidati dei due diversi sessi. 
  5. I candidati nei collegi uninominali devono essere residenti in uno dei comuni del collegio da almeno un anno prima delle elezioni. Possono essere candidati anche nelle liste elettorali proporzionale della circoscrizione di residenza.
  6. I candidati nelle liste circoscrizionali devono essere residenti in comuni compresi della circoscrizione da almeno 6 mesi prima della data prevista per le elezioni.

Le modalità di svolgimento delle primarie prevederebbero un’unica scheda in cui per ogni coalizione o lista autonoma è prevista l’indicazione del simbolo e/o dei simboli e la denominazione della coalizione o lista autonoma, nonché i nomi dei candidati alle primarie per il collegio uninominale per ogni lista. L’elettore può votare per solo un candidato della coalizione o lista prescelta. Le primarie si dovrebbero svolgere nei seggi elettorali utilizzati per le elezioni, a carico finanziario ed organizzativo dello Stato.

 

PREMIO DI MAGGIORANZA

 

Il Presidente del Consiglio eletto ha garantita, tra i deputati eletti, una maggioranza pari ad almeno il 55% dei componenti della Camera dei Deputati.

- Se tra collegi uninominali e circoscrizioni ottiene il 55% dei deputati, non si applica alcun premio di maggioranza.

Se ottiene meno del 55% dei deputati:

- I primi 15 deputati sono eletti in un listino nazionale collegato al candidato presidente del consiglio. I candidati presenti nel listino non possono essere candidati nei collegi e nelle liste. Sono eletti nell’ordine in cui sono indicati, fino al raggiungimento del 55%.

- Se i 15 deputati eletti nel listino non sono sufficienti a raggiungere il 55%, sono eletti i candidati nelle liste proporzionali, con i maggiori quozienti, fino al raggiungimento del 55%, escludendo di conseguenza i minori quozienti delle liste non collegate.

 

pubblicato su www.lagente.info